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Anche la Svizzera pro ai matrimoni gay: quando l’Italia?

Il 18 dicembre 2020 l’Assemblea Federale, ossia il Parlamento della Svizzera, ha approvato la legge che permette i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il disegno di legge era in discussione da ben 7 anni, da quando i Verdi liberali (una sorta di Partito Radicale d’oltralpe) l’aveva proposto nel 2013.

Con l’approvazione di questa legge, la Svizzera entra a far parte degli ormai 15 Paesi europei in cui il matrimonio omosessuale è consentito. Il primo a sdoganare le unioni tra persone dello stesso sesso, in Europa e nel mondo, è stato l’Olanda, che dal 2001 ha reso legale anche le adozioni per le coppie omosessuali. Subito dopo, in Europa, il Belgio (2003), la Spagna (2005), la Norvegia (2008), la Svezia che ha dapprima approvato le adozioni nel 2003 e in seguito i matrimoni (2009), il Portogallo e l’Islanda (2010), la Danimarca (2012), la Francia (2013), il Lussemburgo e la Finlandia (2014) dove quest’ultima prevedeva già unioni civili e stepchild adoption dal 2002, l’Irlanda (2015), la Germania e Malta (2017).

Com’è la situazione in Italia?

Nel nostro Paese il matrimonio omosessuale non è ancora riconosciuto dalla legge. Per la precisione, in Italia non sono consentite nemmeno le unioni civili, per questo si parla ancora di “coppie di fatto”. Dopo svariati tentativi negli anni ’80 e ’90, bisogna aspettare il 2016 per intravedere un barlume di speranza. L’11 maggio 2016, infatti, viene approvata la Legge Cirinnà (76/2016), che prende il nome dalla Monica Cirinnà, prima firmataria. La legge prevede la possibilità da parte di due persone maggiorenni dello stesso sesso di formare una coppia, con uguali diritti e doveri, e la modifica dello stato civile dei componenti della coppia stessa.

Sebbene il disegno sia ancora lontano dall’istituzione vera e propria del matrimonio, si tratta di una piccola goccia in un oceano di stereotipi e tabù ancora da combattere. Di recente Ilga Europe, una delle principali associazioni LGBT internazionli ha diffuso un report sui diritti di omosessuali, transgender, intersessuali e queer in Europa, evidenziando come l’Italia abbia un livello di intolleranza più alto della media.

Secondo lo studio Eurobarometro sulla discriminazione 2019 condotto dalla Commissione Europea, solo il 68% degli intervistati italiani dichiara di essere favorevole in materia, contro il 90% di paesi come Olanda, Svezia e Spagna. L’intolleranza in Italia è molto forte sia online sia offline. In particolare, lo studio ha evidenziato come il linguaggio dei politici italiani sia tra i più discriminatori in Europa (secondo solo alla Lituania).

Qualcosa inizia a muoversi? Ecco cos’è la Legge Zan

In Italia, ultimamente, qualcosa sembra iniziare a muoversi. A far sperare è la legge sull’omotransfobia (la cosiddetta Legge Zan), approvata il 4 novembre 2020. Con 265 voti favorevoli e 193 contrari, la legge deve passare al vaglio del Senato prima della definitiva approvazione.

La Legge Zan prevede 10 aricoli e mira a combattere e punire gli atti discriminatori fondati sul sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere, oltre ad istituire il 17 maggio come Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. La stessa Monica Cirinnà, sulla legge Zan, ha dichiarato: “Una legge è necessaria e urgente perchè l’Italia ha bisogno di rafforzare la cultura dell’eguaglianza e del rispetto per l’altro“.

I delitti per trasfobia, l’Italia ha ancora tanto da cambiare

La strada da fare, però, è ancora molto lunga e, a giudicare dai recenti fatti di cronaca, sempre più in salita. Basti pensare all’omicidio di Maria Paola Gaglione, la 22enne uccisa dal fratello per la sua relazione con un ragazzo transessuale, oppure al 75enne mandante di una spedizione punitiva ai danni del figlio perchè omosessuale.

Se pensiamo che questi siano episodi frutto di violenze isolate ci sbagliamo, ma a questo punto rimane da chiedersi quali siano le ragioni alla base di tali discriminazioni. La causa principale è di matrice culturale ed è da ricercare nella forte radice patriarcale della cultura italiana. Anni di cultura fascista alle spalle, infatti, non hanno di certo favorito la tolleranza e l’apertura mentale, senza tralasciare che l’Italia è un paese fortemente cattolico (nonostante sia ufficialmente laico). La presenza della Chiesa cattolica in Italia non è da sottovalutare, in quanto molti dei veti posti alle normative sopra descritte provenivano proprio dalla Chiesa. Da un punto di vista psicologico, alla base dei comportamenti discriminatiori sembra esserci innanzitutto una forte paura del diverso, oltre ad una notevole componente morale e ignoranza sessuale. Ma chiudersi alla diversità per paura non è mai la scelta migliore, che si tratti di amore, cultura o altro, e speriamo che molto presto anche noi italiani entreremo a far parte di quei Paesi che hanno riconosciuto l’amore in tutte le sue forme e colori.

 

di Eleonora Di Vincenzo

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