Beppe Grillo victim blaming
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Di Beppe Grillo e victim blaming: quando ne avremo abbastanza?

Ormai è su tutti i tg, impossibile scappare. Beppe Grillo che, nel tentativo più disperato, tenta di difendere il figlio. Per chi se lo fosse perso, era il 2019 quando nella casa del noto politico a Porto Cervo, in Sardegna, si consuma uno dei crimini più disgustosi. Ciro Grillo, uno dei 4 figli del politico, e il suo gruppo di amici sono accusati di violenza sessuale ai danni di una ragazza. Il resto, purtroppo, è storia.

Il caso è diventato nazionale non tanto per il crimine in sè, che non sta a noi decretare, ma per la risonanza che ha avuto nel mondo politico. Moltissimi, infatti, gli esponenti di questo o quel partito che hanno dello la loro sul comportamento di Grillo. Ma andiamo con ordine. Secondo il Corriere della Sera, le violenze praticate dal gruppo si sono rivolte a due ragazze, ma è su una in particolare che si è riversata la bile di Grillo padre. Ma non finisce qui!

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La solita retorica

victim blaming Beppe Grillo
Di Beppe Grillo e victim blaming (Pixabay)

Lasciando da parte i toni infervorati (tipici di chi non ha nulla da temere sulla presunta innocenza del pargolo!), il video che gira in questi giorni in televisione e sul web, che mostra le parole del politico per intero o solo in alcune parti, è un bel concentrato di victim blaming. Rivittimizzazione o vittimizzazione secondaria, per i più puristi della lingua, ma il senso non cambia: dare la colpa alla vittima. “Una persona che viene stuprata la mattina […] e dopo 8 giorni fa una denuncia vi è sembrata strana” (fonte Il Post).  Questa la principale accusa mossa nel video, il tempo impiegato per denunciare. Come se ci fosse un codice specifico: entro le 24 ore sei salva, il secondo giorno è già a rischio, mentre dal terzo in poi lascia proprio perdere, chi vuoi che ti prenda sul serio?

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Stereotipi duri a morire

E per chi si stesse chiedendo se ci sono delle immagini che magari possono documentare l’accaduto, la risposta è sì, c’è un video. C’è un filmato girato proprio da uno dei . Le parole di Grillo a riguardo sono esemplari della peggior cultura dello stupro: di 19 anni che si divertono e ridono in mutande e saltellano con il pisello… perchè sono quattro coglioni”. Volendo sorvolare sull’eleganza del sig. Grillo, ridurre il tutto a una “ragazzata” è esattamente la causa del problema: la mancata percezione del reato. Ma sì è una ragazzata, sono cavolate che si fanno da giovani, tra amici, quella ci stava e comunque, se non ha denunciato subito, è perchè in fondo se l’è inventato. Boys will be boys, niente di nuovo insomma. Solo bisognerebbe andarlo a dire alla ragazza, che tanto spensierata forse in questi due anni non lo è stata, e che magari non ha un genitore con un cognome così importante a difenderla dalla gogna mediatica nella quale, manco a dirlo, è finita lei, la vittima.

“Io voglio chiedere, voglio chiedervi, voglio chiedere veramente…”, frasi come queste vengono ripetute di continuo nel discorso di Grillo. Caro Beppe, vorremmo chiederti noi una cosa: se non sei in grado di insegnare il rispetto per le donne, abbi almento la decenza di tacere. Ci ha istruiti bene mamma Rai con Lolita Lobosco, Che Dio ci aiuti e tutte le meravigliose fiction con almeno una falsa denuncia di stupro in prima serata. Grazie davvero, ne sentivamo proprio il bisogno!

 

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