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Attualità,  Letteratura

“Dietro la maschera” di Pasquale Dente: la storia di un’emergenza sanitaria

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“Dietro la maschera” (Amazon)

Spesso durante la mia vita ho provato la sensazione di uscire dal mio corpo come se mi sdoppiassi e corpo e anima diventassero due entità diverse. Facendo ciò riesco ad analizzare varie situazioni che mi accadono senza coinvolgimento emotivo, come fossi una persona che dà consigli a un amico. Mi capita di trovarmi in questa condizione quando muore un paziente giovane.

Così racconta Lucia, giovane infermiera nel reparto di terapia intensiva all’Ospedale di Bergamo, protagonista di Dietro la maschera, il libro d’esordio dell’infermiere , che da anni lavora presso la Oxford University nel reparto di terapia intensiva cardiotoracica.

Pur non essendo uno scrittore, l’intento dell’ è quello di rendere l’idea del e della frustrazione di chi ha vissuto in prima persona tra terapie intensive e lotta al virus a tutti coloro che non si sono mai affacciati in una corsia d’ospedale.

Per fare ciò, racconta attraverso gli occhi dell’infermiera Lucia la battaglia, non solo fisica ma anche psicologica, che gli operatori sanitari si sono trovati ad affrontare nella primavera del 2020.

Dietro la maschera: la storia

Lucia, infermiera poco più che trentenne, di ritorno da una vacanza invernale in Egitto si ritrova a dover fronteggiare una situazione drammatica: il Coronavirus è arrivato da poco in e gli ospedali sono al collasso. La giovane, giorno dopo giorno, si trova davanti ad un nemico invisibile che riempie le sue giornate, rendendo difficile mantenere la lucidità in ogni aspetto della vita.

Dente ci mostra Lucia come una ragazza dedita al suo lavoro ma pur sempre umana, che si trova a combattere con terapie intensive stracolme.

La perdita di lucidità che ne consegue porta l’infermiera a compiere un viaggio dentro se stessa, che termina con la volontà di abbandonare il lavoro.

L’ affida alla protagonista il compito di evidenziare agli occhi del lettore quanto l’esasperazione provata davanti ad un evento come la pandemia può portare un individuo a il contatto con la realtà.

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Dall’eroismo alla psicosi: il declino di Lucia

Voglio essere una persona normale, non voglio essere un eroe. 

Questo è il grido di disperazione di Lucia dopo un massaggio cardiaco effettuato ad una madre sotto gli occhi di una figlia disperata. Uno dei fattori che ha portato la protagonista a estraniarsi dal mondo reale è stata la sua positività al virus, che l’ha costretta a vivere per ben 28 giorni in terapia intensiva.

Al risveglio, la giovane si rende conto di aver perso un mese della sua vita e che, per la prima volta, è lei a trovarsi nel ruolo di paziente. Da quel momento tutto è cambiato: il giorno si confonde con la notte, la realtà si confonde con il sogno e, in questa illusoria parvenza di quotidianità, Lucia perde sé stessa.

Come in una nevrosi da guerra, il disturbo da stress post traumatico diagnosticato a Lucia la porta ad avere incubi notturni, flashback e profondo disagio psichico. Proprio come avveniva per i soldati reduci da situazioni belliche, quella contro il virus viene rappresentata come una vera e propria battaglia.

Le similitudini a tema di guerra sono molto ricorrenti nel testo e proseguono fino alla fine della storia, dove l’esasperazione di un finale, a tratti tragico-comico, nasconde in realtà la disperazione dell’animo umano di fronte ad una lotta impari tra uomo e virus.

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Pasquale Dente (NurseTimes.org)

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Dalla Campania alla Lombardia: il viaggio di tra tradizioni e religiosità

Nun ciò dicere mai a nisciun ca maggia magnat sta robb (Non lo dire mai a nessuno che mi sono mangiata una cosa del genere).

Con queste parole esordisce Lucia, infermiera fuorisede, di fronte ad una pizza surgelata, vergognandosi dell’acquisto appena fatto. L’attaccamento alle radici è un elemento preponderante nel testo. È esplicito nel personaggio di Lucia e nelle forme idiomatiche che spesso colorano il testo.

Le radici sono quelle linguistiche ma anche quelle familiari e culturali. Dove l’amore dei genitori e la proverbiale preoccupazione per i figli prendono il sopravvento, facendo alla protagonista il necessario legame alla situazione reale che viveva nel quotidiano..

Le radici, però, sono un’arma a doppio taglio per Lucia. La stessa educazione cattolica che pervade la maggior parte delle zone italiane, mette in crisi i suoi fondamenti scientifici, portandola a compiere un gesto ai limiti dell’immaginazione.

“Ma lei non ha paura di affrontare il virus per una zuppa di cozze?”, domanda a un certo punto un giornalista al padre di Lucia. “No, la tradizione è tradizione. Il giovedì santo a Napoli si deve mangiare la zuppa”.

È qui che la tradizione supera la razionalità scientifica, presupponendo un imperativo religioso che fa vacillare le certezze di Lucia. Il padre della protagonista mette a rischio la sua salute pur di rimanere fedele alle sue consuetudini, mettendosi in fila senza dispositivi di protezione tra la folla.

Se da un lato gli italiani portano con orgoglio la bandiera dell’attaccamento alla terra natìa, dall’altro è anche vero che tutto ciò ha portato a comportamenti irresponsabili le cui conseguenze sono ormai note a tutti.

Lo ha dimostrato Tano, uno dei personaggi che ruotano intorno alla protagonista. Fuorisere originario della Sicilia, Tano appartiene a quella fascia di italiani che, alla notizia dell’imminente lockdown, ha reagito d’istinto facendo ritorno nella propria terra, prendendo d’assalto le stazioni ferroviarie.

L’esito di questa fuga si è rivelato fatale per Tano e per la sua famiglia, portando il lettore a riflettere sui danni causati dal panico.

Dall’ospedale alla trincea: cosa c’è dietro la maschera?

Quella di Lucia è una storia attraverso la quale Dente vuole portare il lettore nel vivo della situazione pandemica a Bergamo, uno dei primi centri di diffusione del virus. Al tempo stesso, però, l’ vuole ricordare che dietro la maschera di chi lotta in prima fila contro il Coronavirus c’è un essere umano con tutte le sue fragilità e il suo bagaglio di emozioni, capace sia di salvare vite… sia di commettere errori.

 

di Eleonora Di Vincenzo e Claudia Manildo

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