Guerra Russia Ucraina
Attualità

Guerra Russia-Ucraina: la verità che si nasconde dietro l’attacco

Giovedì 24 febbraio alle 04.00 del mattino arriva l’annuncio sui media mondiali: la Russia ha attaccato l’Ucraina dichiarando aperta l’invasione militare. 

Era ormai da tempo che i media bombardavano l’occidente con esplosioni mediatiche che anticipavano lo scoppio della guerra vera e propria. Se da una parte l’Ucraina si era già preparata psicologicamente, l’occidente non era ancora realmente predisposto anche solo all’idea di una guerra militare.

La rottura definitiva è venuta fuori però da uno scontro mai chiuso definitivamente, iniziato già nell’ormai lontano 2014, al confine tra Ucraina e Separatisti (Questi ultimi rappresentano quella parte di territorio che patteggia per la Russia e che confina con l’Ucraina).

L’annuncio di Putin, infatti, ha fatto immediatamente riferimento ad una “difesa”: attaccare l’Ucraina per difendere i Separatisti al confine, morti sotto gli spari dei soldati ucraini.

Dal racconto di Putin le esplosioni notturne sono sembrate quasi “giustificate”, ma l’America aveva già previsto tutto. Nei giorni precedenti allo scoppio di iniziazione, gli Stati Uniti avevano annunciato, attraverso un bombardamento mediatico indicato in occidente come INFOWAR, che la Russia avrebbe utilizzato una strategia attraverso la quale poter giustificare gli attacchi, rendendoli “mediaticamente accettabili” per i cittadini.

Lo scoppio della guerra e la bugia di Putin: l’America aveva già anticipato tutto

Nelle settimane scorse gli americani hanno iniziato a far circolare la notizia sul fatto che la Russia stesse creando un video fake attraverso il quale far credere che alcuni soldati ucraini stessero tenendo sotto tortura i cittadini russi.

Un video poi da utilizzare come propaganda per l’inizio di una vera e propria guerra. Un modo per attestare che gli attacchi sarebbero stati “giustificati” e non impartiti da un’ossessione di potere. La strategia americana, del rendere bomba-mediatica la notizia della diffusione (poco) probabile di un video, è considerabile come un’occasione per far terra bruciata.

Infatti, annunciando la notizia pubblicamente, nel caso la Russia avesse veramente pensato di utilizzare la tattica strategica, avrebbe sicuramente concordato un dietrofront. Il video non avrebbe più avuto lo stesso impatto di credibilità sui cittadini.

Ad oggi si parla di Infowar perché non succedeva ormai da anni che l’America bombardasse di notizie i cittadini allertandoli di una guerra neanche dichiarata, e soprattutto non con questa intensità ed apprensione.

Una strategia mediatica appunto, un’arma che continua ad essere usata dall’occidente cosciente di non voler agire in difesa dell’Ucraina per paura di scatenare una terza guerra mondiale, richiamando altrimenti a sé una reazione a catena attraverso la quale paese per paese agirebbe in conseguenza dell’attacco di un altro.

Insomma, nessuno si sarebbe aspettato la mossa militare vera e propria, ma adesso che l’Ucraina è sola l’America sarà costretta a prendere parte?

Il video, come si affermava già in precedenza, non è mai lanciato dai media russi, le cose sono andate diversamente ma la strategia adottata è stata proprio quella già temuta dall’America.

Putin dichiara guerra di difesa, nel Donbass è andata diversamente

Il 14 febbraio si è iniziato a parlare di una Infowar. Il mondo dell’ ha ricevuto messaggi dall’alto: la strategia è stata quella di creare terrore e panico pre-guerra (sperando di portare la tensione alle stelle, tenendo al suo posto Putin).

Agli italiani e agli americani espatriati in Ucraina è chiesto di tornare a casa, nel paese natio. Mossa decisamente criticata dall’Ucraina, sentendo la pressione Russa sempre più vicina e guardando la strategia di ritirata occidentale come un possibile punto a favore per le forze nemiche.

L’ ha continuato a blaterare su una possibile guerra imminente: gli attacchi sarebbero arrivati mercoledì o giovedì (una settimana fa impensabili, poi realmente arrivati giovedì 24).

In realtà, già da Lunedì spari di mortaio rimbombavano nelle terre del Donbass. Ad annunciarlo era l’inviata italiana Cecilia Sala. Proprio nel Donbass tutti gli abitanti maschi tra i 18 e 55 hanno dovuto lasciare le famiglie per prepararsi ad imbracciare i fucili.

Il 17 febbraio è colpito un asilo in una di queste zone, governata da ucraini e non da separatisti. I bambini non hanno ferite ma l’attacco, guardando a ritroso, sembrerebbe essere il vero spartiacque.

Il conflitto al confine risale ai tempi del 2014, con la famosa Strage di Odessa: 48 persone morirono bruciate ed intossicate. Da quel momento in poi il territorio era segnato da continua guerriglia.

Negli anni però gli ucraini avevano avuto l’ordine di non reagire agli spari per non permettere l’entrata russa: mossa che avrebbero pagato cara consapevoli delle ingenti forze militari del nemico.

La guerra è continuata anche negli ultimi giorni a colpi di mortaio. Nonostante i media non facciano abbastanza luce sulla questione, gli attacchi sono iniziati dai Separatisti e non dall’Ucraina come vorrebbe far credere la Russia per giustificare le prese di posizioni attuali.

Colpi al confine, caduti addirittura molto vicino al ministro ucraino, che avevano dato vita ad un botta e risposta il 19 febbraio: quando arrivò il contrordine di rispondere agli spari dopo la di un loro soldato al fronte sotto colpi dei separatisti.

La strategia aveva funzionato: la Russia ha così iniziato ad accusare i militari ucraini di aver sparato ben due colpi sul suo territorio, quindi oltre il confine dei Separatisti filo-russi.

Lunedì, ha poi spiegato Cecilia Sala, è il giorno in cui il governo militare russo ha deciso di avvisare l’ucraina di aver agito male sparando un terzo colpo nel suo territorio. La mossa fu dichiarata “tecnicamente impossibile” dalla risposta ucraina, ma la Russia aveva ormai il coltello dalla parte del manico.

A questo punto Putin ha iniziato a parlare di una vera e propria missione in Ucraina per “difesa” dei Separatisti filo-russi. La grande bugia che avrebbe dato inizio alla guerra Russia-Ucraina che il governo aspettava da tempo per arrivare al suo obiettivo finale: eliminare l’indipendenza dell’Ucraina, attaccandola militarmente.

L’Ucraina aveva già capito, l’occidente è rimasto immobile

È il 25 gennaio e in Ucraina i cittadini iniziano a ricevere un manuale intitolato “In caso di guerra o emergenza”, così raccontava giorni fa Cecilia Sala. “Prepara una tanica di benzina per la fuga, metti scotch alle finestre e informati sul gruppo sanguigno di ogni componente della tua famiglia” queste tra le tante direttive.  “Quando senti gli spari stai a terra, copriti le orecchie e cerca di volgerti in posizione opposta agli spari”.

La guerra fredda è stata emblematica per quanto riguarda gli assetti mondiali, ricorda anche il corrispondente Francesco Costa, fin quando poi l’URSS si sciolse. L’Ucraina è un territorio particolarmente caro a Putin: negli ultimi 15 anni ha cercato di favorire governi filo-russi nelle zone indipendenti e poi, a seguire, l’annessione della Crimea che in precedenza faceva parte dell’Ucraina.

Quest’ultima era chiaramente pronta ad un attacco: sapeva che la guerra durava ormai da tempo e che prima o poi ci sarebbe stato il vero e proprio scoppio. In uno degli ultimi discorsi Putin ha negato all’Ucraina il diritto di esistere come stato indipendente, ha definito la sua esistenza un errore geografico, negando così anche la sua valenza storica. “Un paese che, per ragioni economiche, culturali e storiche, dovrebbe far parte della Russia”. Una versione comunque molto discutibile.

L’obiettivo finale di Putin nella guerra Russia-Ucraina

Da dove nasce questa spinta di Putin? Quest’ossessione a voler demilitarizzare il paese confinante per assoggettarlo al suo potere militare? È chiaro che la Russia sia un ‘colosso’ a livello militare, tra l’altro, appoggiato alla Cina, altro colosso a livello economico: insomma, parliamo di una potenza che fa guerra ad un paese già devastato economicamente, l’Ucraina.

Non sarebbe una mossa difficile annettere l’Ucraina alla Russia, perché la prima non ha armi per permettersi un contrattacco. A preoccupare l’intero assetto mondiale è proprio la controffensiva che potrebbe arrivare da una decisione di Biden, da tempo in conflitto con la Cina.

Se la Cina è la prima alleata della Russia per i rapporti economici-militari, L’America è il primo nemico (si pensi anche agli ultimi dissidi sul Covid-19 e le responsabilità delle ricerche dei americani e cinesi che da tempo lavoravano sui coronavirus).

Si andrebbe a creare quindi una vera e propria fazione occidentale tra America e Europa che andrebbe in aiuto all’Ucraina, contro uno spietato oriente con Cina e Russia.

 

Claudia Manildo 

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