Letteratura

A cent’anni dalla sua nascita Leonardo Sciascia è più attuale che mai

L’8 gennaio 1921 a Racalmuto, piccolo comune dell’agrigentino, nasceva Leonardo Sciascia. Insegnante, politico, giornalista e scrittore italiano, fu autore di iconici romanzi sulla mafia come Il giorno della civetta e Una storia semplice. A cent’anni dalla sua nascita Sciascia e le sue opere sono più attuali che mai.

Dapprima insegnante di scuola elementare, successivamente militante nel partito comunista , Leonardo Sciascia con il suo Il giorno della civetta è considerato l’autore del primo romanzo giallo italiano. In realtà, il primo vero romanzo giallo in Italia risale agli anni ’30, quando Augusto De Angeli dà vita al Commissario De Vincenti che però, a causa di precisi vincoli imposti dal regime fascista, aveva il compito di scovare solo colpevoli stranieri. Il giorno della civetta di Sciascia è considerato il primo vero giallo italiano perchè la vicenda ruota intorno ad un detective italiano che indaga su un delitto italiano dove il colpevole è italiano.

Pubblicato da Einaudi nel 1961, Il giorno della civetta è ambientato in una indefinita campagna siciliana, quella in cui lo stesso Sciascia è nato e ha vissuto, in una società governata dall’omertà. La quiete, però, viene interrotta dall’omicidio di un uomo, per il quale vi sono numerosi testimoni che si rifiutano di parlare. Le indagini sono affidate al capitano Bellodi, arrivato in Sicilia da Parma, che grazie ad un astuto escamotage di falsi verbali riesce a far confessare gli autori dell’omicidio, portando allo scoperto legami con potenti uomini politici del posto. Dopo diverse vicissitudini, il romanzo si conclude senza un colpevole ma con la convinzione, da parte del capitano Bellodi, di voler tornare in Sicilia per mettere fine al sistema mafioso che la governa.

Il giorno della civetta non è solo il primo romanzo di Leonardo Sciascia, ma è anche il primo romanzo sul vero volto della mafia italiana, e siciliana nello specifico. E’ proprio la mafia, infatti, la vera protagonista del romanzo, che porta con sè un serio intento di denuncia sociale. In questo senso, Sciascia è un rivoluzionario, portando avanti con forza l’esistenza di una criminalità organizzata che fino ad allora era considerata solo un’invenzione dei giornali. “Ho scritto questo racconto nell’estate del 1960”, spiega Leonardo Sciascia nel 1972 nell’introdurre un’edizione di Il giorno della civetta in una collana di letture per la scuola media di Einaudi. “Allora il governo non solo si disinteressava del fenomeno della mafia– continua lo scrittore -ma esplicitamente la negava“.

Perchè un autore nato cent’anni fa è ancora attuale? Perchè con Il giorno della civetta Sciascia restituisce un ritratto antropologico della società siciliana (e italiana tutta) importantissimo, valido ancora oggi. Ricorderete senz’altro quando la vicesindaca di Lampedusa Angela Maraventano, senatrice Lega, durante un comizio lo scorso autunno esordì dicendo: “La mafia non ha più la sensibilità e il coraggio di prima. Non difende più il proprio territorio”. L’infelice frase, prontamente ritirata e giustificata come una sbagliata interpretazione, è espressione invece di quanto ancora ci sia da lavorare per combattere una mentalità come quella di stampo mafioso dura a morire in Italia. La mafia, infatti, non è solo criminalità organizzata, ma è un tarlo che rode dall’interno la società: è la pretesa di un privilegio inesistente in quanto “figlio di” o “amico di”; è la presunzione di poter scappare dai propri doveri, di poter eludere le leggi e modificare le regole a proprio piacimento. La mafia è questo e tanto altro, negli anni ‘6o di Sciascia come nel 2021 di tutti noi. Per questo motivo leggere Sciascia oggi può aiutarci a combatterla, nelle molteplici forme in cui ci si presenta.

 

di Eleonora Di Vincenzo

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