Appunti per un naufragio
Attualità,  Letteratura

Appunti per un Naufragio, Lampedusa e la vittoria dei corpi che sfidano il mare

Il Appunti per un Naufragio di ricostruisce il racconto sui corpi abbandonati in mare: una Lampedusa descritta dal punto di vista umano, di chi resta. 

Una storia di morte e di rinascita, di legami che non riescono a recidersi neanche con il tempo, di paesi abbandonati per cercare la vita e di viaggi a contatto con la morte, questo è Appunti per un naufragio di Davide Enia. È la storia di Lampedusa, il presente, di Lampedusa. Il filo conduttore che tesse l’intero racconto è l’attaccamento alla vita, alla speranza.

Appunti per un naufragio, la metanarrazione come espressione della tragedia

Un racconto nel racconto: quello del viaggio dei migranti mescolato alle tragedie quotidiane del nostro occidente, una mistura di storie che accomuna i personaggi attraverso lo sguardo della sofferenza, dello sforzo alla sopravvivenza e la paura della morte. Realtà differenti, contesti lontani concettualmente eppure al tempo stesso così emotivamente vicini.

È la storia di Enia, della sua famiglia, dei silenzi di suo padre e della malattia di suo zio; è anche la storia di un’isola nella quale i pescherecci han poca voglia di uscire in mare per paura di non tirar su pesce, ma un figlio, un padre. Un uomo senza vita.

È proprio questa umanità di cui parla Enia, o meglio, di cui parlano gli attanti attraverso il racconto di Enia, ad accumunare tutti, ad abbattere le frontiere. Quella linea sottile ed immaginaria che divide la paura dalla disperazione; la sensazione di torpore e di chiusura di fronte alla sofferenza del diverso, e la sensazione opposta di carità e pietà per coloro che hanno vissuto una guerra senza pistole, ma profondamente alienante e massacrante.

In Appunti per un naufragio il viaggio, l’immigrazione, è l’elemento salvifico

L’ per Enia è un fenomeno doloroso, ma al tempo stesso salvifico. Il viaggio di questa gente diventa un percorso riflessivo che porta il lettore verso le sue, di risposte. Enia non risponde ai dubbi amletici e non ammonisce direttamente la gestione degli sbarchi: lo fa silenziosamente, lasciando parlare i diretti interessati.

Appunti per un naufragio è una fotografia stanca di Lampedusa e della risposta dell’uomo alle sofferenze della vita. La malattia e la tragedia, le due variabili del racconto, si incontrano in una storia familiare, in una fotografia dimenticata nel cassetto e in un porto che si riempie ripetutamente di vita e di morte.

La scrittura di Enia è lenta e a tratti soffocata, è una scrittura che parla con i silenzi: pieni di significato come le lunghe pause di suo padre attaccato alla cornetta del telefono di casa.

Questi silenzi che vengono descritti attraverso le gestualità dei personaggi, riempiono il racconto di vita, quella vera, che prende a schiaffi in faccia il lettore.

Le mani raccontano, Appunti per un naufragio è una storia di corpi e anime, di umanità

Le mani sono importanti per Enia, è un’immagine ripetuta nel racconto: si descrivono mani ansiose, mani irrequiete che tamburellano sui tavoli, mani di conforto, quando sta per arrivare la morte, e mani disperate che cercano di aprire a forza la cabina di una barca di salvataggio, per scappare via dal gelo che blocca il respiro.

Le mani si aprono in segno di pace, si intrecciano in segno di chiusura alla sofferenza, alla durezza dei racconti regalati dai personaggi, aiutano il passaggio dai barconi alle scialuppe di salvataggio.

E’ il corpo che parla nel racconto di Enia. Parlano i corpi che affogano in mare, parla la matematica che con le sue regole razionali e spietate supera la pietas e spiega che 3 è maggiore di 2 a prescindere se si parli di bambini, o di adulti, di madri o di padri.

Questi corpi riempiono le pagine del per ammonire il racconto giornalistico che riduce gli uomini a numeri, che non fa capo alle storie, alla soggettività delle esperienze, rifacendosi al suddetto calcolo matematico, asettico.

Qui salviamo vite. In mare ogni vita è sacra. Se qualcuno ha bisogno di aiuto, noi lo salviamo. Non ci sono colori, etnie, religioni. È la legge del mare” racconta il sommozzatore attraverso le parole di Enia.

Sono persone, non statistiche, la gente muore in mare e il telegiornale riporta solo il numero di vite perse. Non è un racconto politico, è un racconto di vita, è un punto di vista che astrae dalla sterilità della manipolazione del mondo dell’informazione.

Potrebbe interessarti anche >>Stereotipi culturali attraverso le storie mitiche: Persefone ha scelto l’oltretomba per Amore

Lampedusa non è solo morte, è il trampolino di lancio per la vita

Lampedusa non è solo morte, è l’isola che rappresenta il traguardo, la speranza. La barca attracca e la vita festeggia: il da lì in poi sarà ben diverso, ma Lampedusa rimane il momento di gioia.

Enia parla della occidentale, quella del ‘se non vedo non credo’, parla agli occidentali per aprirgli gli occhi su ciò che i TG non fanno vedere.

La storia della migrazione saranno loro stessi a raccontarla, coloro che sono partiti. Ci vorranno anni. È solo una questione di tempo, ma saranno loro a spiegarci gli itinerari e i desideri, a dirci i nomi delle persone trucidate nel deserto dai trafficanti d’uomini e la quantità di stupri. E saranno loro a spiegarci cosa è diventata l’Europa e a mostrarci, come uno specchio, chi siamo diventati noi”.

 

Claudia Manildo

 

Condividi:

Un commento

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.