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Società

Slur: cosa sono? Dal caso Fognini alla riappropriazione sociale

Che cosa sono gli slur? In moltissimi li utilizzano ma in pochi sanno qual è il loro . A livello linguistico, infatti, potrebbero sembrare delle parole come altre, ma è nel campo sociale e culturale che sprigionano tutta la loro dannosità. Per prima cosa, cerchiamo di capire cosa sono e come funzionano. 

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Cosa sono gli slur? (Pixabay)

Il termine indica una parola, o meglio un’offesa, che si riferisce ad un’intera categoria. Esistono diversi tipi di slur, in base al gruppo che si vuole colpire. Da quelli razzisti (la famosa N-word) a quelli sessisti, fino a quelli omofobi (F-word) e abilisti. Ciò che differenzia gli slur da una comune parolaccia è il potere di riferirsi ad un’intera categoria con un’accezione del tutto negativa, al solo scopo di sminuire e ghettizare il gruppo a cui sono rivolti. Questa è la principale criticità della questione.

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Gli slur di per sè sono qualcosa di offensivo e svilente, utilizzati con il solo intento di ristabilire delle pratiche di potere. Nella storia, infatti, tali termini sono stati sempre utilizzati da coloro che appartenevano ad un gruppo di maggiornza per rivolgersi a delle minoranze. Lo dimostra il fatto che c’è solo una categoria che non ha degli slur ad essa riferibili. Quale? Quella dei MASCHI BIANCHI CIS ETERO ABILI. Il motivo è semplice. Quando una donna tenta di sovvertire i ruoli di genere, lo slur sessista la riporta subito alla sua posizione, subordinata a quella dell’uomo. Quando una persona nera prova a far valere le sue ragioni c’è uno slur razzista che lo fa retrocedere ad una condizione di inferiorità.

Gli slur e il caso Fognini

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Fabio Fognini (Instagram)

A riportare a galla la potenza distruttiva e la valenza sociale degli slur sono state le recenti Olimpiadi di Tokyo. In particolare, la vicenda che ha visto protagonista Fabio Fognini ha reso ancora più urgente il discorso sugli slur. Ma cosa è successo in Giappone?

Durante i quarti di finale, le prestazioni del tennista sanremese sono notevolmente calate, scatenando una reazione da parte del giocatore stesso del tutto inappropriata. Dopo l’ennesimo errore, infatti, Fognini ha sbottato autodefinendosi con un termine che rientra nella categoria degli slur. La parola utilizzata era proprio la F-word, che ha scatenato le reazioni del web e non solo. Il tennista si è prontamente scusato, dicendo anche di amare la LGBTQ+. Ma allora perchè tanta indignazione?

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Quanto accaduto alle Olimpiadi è l’esempio perfetto di quello che abbiamo appena detto sugli slur. Utilizzare una parola come la F-word non ha solo lo scopo di offendere una categoria come quella degli omosessuali. Dietro al termine, infatti, c’è molto di più. In una società basata sulla virilità e sull’ostentazione di questa, definire qualcuno o autodefinirsi con la F-word significa dichiararsi “meno uomini”, e quindi “inferiori”.

La riappropriazione degli slur

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La riappropriazione degli slur (Pixabay)

Se da tempo immemore gli slur sono un modo per offendere e declassare un’intera categoria, l’unica via per sovvertire tale meccanismo è quella di riappropriarsi di quei termini. La riappropriazione consiste proprio nel riabilitare l’uso delle parole generalmente utilizzate con il solo scopo di offendere e denigrare.

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Tutto ciò potrebbe portare a pensare una cosa: che basta utilizzare uno slur in tono “amichevole” ed il gioco è fatto. Ma le cose non stanno così. Gli unici a poter riabilitare un’offesa sono i membri della categoria stessa, che prendono in mano tutta la negatività di quelle parole e ne ribaltano il contenuto, rivendicando un sestimento di solidarietà comune.

Purtroppo c’è ancora molto da fare perchè una pratica odiosa come quella degli slur finisca per decadere. Per prima cosa, però, dovremmo smetterla di chiamarle semplici parolacce. Sono molto di più.

E voi sapevate cosa sono gli slur?

 

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